La Roma precristiana vive
25 giu 2011 Lascia un commento
in paganesimo, Roma Etichette: Aldo Fabrizi, Corrado Augias, Nerone, Roma
Ne I Segreti di Roma, come abbiamo visto, Corrado Augias scrive che “fra tutte le più grandi città del mondo antico, Ninive, Babilonia, Alessandria, Tiro, Atene, Cartagine, Antiochia, Roma è la sola che abbia continuato ininterrottamente ad esistere, mai ridotta a villaggio semiabbandonato ….”.
L’antichità di Roma si rivela in molti aspetti che risalgono alle epoche precristiane (cosiddette pagane), pur essendo essa il centro del cattolicesimo.
A Roma succede che le colonne di una chiesa provengano da un tempio di Venere, o che l’androne di un palazzo construito nel 1909 – annota Augias – sia sostenuto da un contrafforte del circo di Nerone.
Il carattere dei romani veri, quelli cosiddetti di sette generazioni, è spesso crasso e scanzonato, saggio e arguto. Il grande attore Aldo Fabrizi ne è un magnifico esempio. Tale carattere sa di antico e di idee morali che vanno oltre la civiltà di Cristo.
Questo mix di cristiano e precristiano a Roma è palpabile. I film di Fellini (Roma soprattutto, ma anche altri) ce ne danno un’immagine spesso caricaturale ma rivelatrice. Vediamo qui il manifesto del film Roma e successivamente, sempre dello stesso film, la famosa scena della sfilata di moda ecclesiastica, grottesca e eccessiva quanto vi pare, ma per molti versi illuminante.
Si chiede Emile Zola nel romanzo Roma (Augias pag. 11) se le figure ideali di Raffaello non facessero in fondo balenare sotto il casto velo della Vergine le carni divine e desiderabili di Venere, o quelle possenti di Michelangelo la natura degli dei dell’Olimpo più che del Dio degli ebrei.
“Era mai stata davvero cristiana Roma – scrive Zola – dopo l’età primitiva delle catacombe?”
Anche il ruolo precristiano di governo delle genti sopravvive. La Roma imperiale resuscita nella Roma cattolica, governatrice non più delle nazioni ma delle menti e dello spirito degli uomini.
Man of Roma
[testo originariamente in inglese del 12 settembre 2007]
Un salto al 14/06/11. Bilancio del Man of Roma
14 giu 2011 Lascia un commento
in dialettica, filosofia, Roma, romanità Etichette: audience, blogging
[Attenzione! La soap sull'antica Britannia la sto scrivendo anche in italiano; per i credits delle foto, vedi il post originale sul blog del MoR]
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Ciò detto, cercando di non fare i tronfioni e di essere obiettivi il 9 settembre 2007 cominciai un blog in inglese perché:
1) era difficile
2) dopo 16 anni di IT volevo riprendere gli studi umanistici
3) la lingua di Shakespeare, meravigliosa, speravo aprisse a una varietà di interlocutori eccitante
4) volevo praticare la dialettica, mito della mia generazione ma di valore universale
5) volevo focalizzare il lavoro sulla romanness, verificando eventuali nessi, di qualsiasi tipo, tra i romani dell’antichità e i romani – italiani (e oltre) – di oggi (la romanitas si dispiegò infatti su un impero vasto).

Piazza Navona era l'antico Stadio di Domiziano (1° sec d.C.) in cui, alla maniera greca, si praticava l'atletica, cosa considerata sconveniente dal popolino romano (gli atleti gareggiavano nudi ecc.). In seguito la struttura venne adibita a Circus (Circus Agonalis)
Come è andata?
Io credo bene. In modo non sistematico:
214 scritti (pochi forse in quasi 4 anni ma molti sono saggi ben sudati), 5.281 commenti (tanti, molti dei quali più lunghi del post che li aveva generati). Praticamente, tra articoli e commenti, ne viene fuori “un librone di diverse migliaia di pagine” in cui gli interventi (al 99% in inglese) sono spesso più elevati degli scritti stessi. Ci sono anche i miei commenti e, i miei lettori lo sanno, sono un bel chiacchierone (chatter-box).
Estrema varietà degli interlocutori. Esaltante. In ordine alfabetico:
America, Australia, Austria, Brasile, Canada, China, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Irlanda, Italia, Messico, Nuova Zelanda e Svezia.
Viaggio di esplorazione: questo per me (e spero per i lettori) è stato il Man of Roma.
un girovagare imparando cose belle insieme, un dialogo continuo (estenuante a volte), uno studio tosto da parte di chi scrive (che fa bene, ma ‘na faticaccia …).
Nel fondo ero e rimango un insegnante, fiero del mestiere che ho fatto per più di 30 anni, un dare e un ricevere che riscalda il cuore prima della mente.
Verifica dello strumento dialettico. La tecnica dialettica – inventata forse da Socrate e Platone 2400 anni fa (ma esistono dialettiche orientali possenti, vedi il link subito sopra) – è, per come la vedo io:
A. dialogo con noi stessi sui temi che ci appassionano
B. Dialogo con libri testi e pagine (anche web) validi (non si cresce senza dialogare con menti migliori).
Consiglio (l’efficacia dell’esempio vivo!) lo studio attento di scritti frammentari o zibaldoni poiché il pensiero in progress ci fa teste pensanti (thinking people) per naturale imitazione, piccole teste o grandi chissenefrega (who the hell cares), l’importante è pensare con la nostra testa, diritto sancito da ogni costituzione.

Il Circus Agonalis era una struttura meravigliosa. I romani vi assistevano agli 'agones' (o giochi, gare, dal greco αγών) da cui 'agone' che forse si fuse con 'navone' (le battaglie navali) da cui il nome 'Navona'. Voilà: piazza Navona!
Personalmente ho imparato tantissimo dallo Zibaldone di Leopardi, dai saggi di Montaigne e soprattutto dai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, autore oggi riscoperto a livello globale (dalla destra e dalla sinistra americana, o in India per es.) non per il suo essere marxista (il marxismo è morto, ed è un bene) ma per il suo essere pensatore geniale, utilissimo.
Presto vorrei meglio approcciare gli essais (1rst & 2nd series) & lectures di Ralph Waldo Emerson, forse il più grande intellettuale americano che, for some weird reason, è a me molto affine.
[Anche la poesia, attenzione, di ogni genere e popolo, è strumento -cognitivo e artistico- micidiale!]
C. Dialogo con gente in carne ed ossa, dovunque è possibile (amici, caffè, strada). I blog? Per loro natura dilatano il dialogo e naturalmente con l’uso di una lingua franca il livello di tale dilatazione è potenzialmente altissimo.
Infine, ‘romanità’ ieri e oggi. E qui concludo perché credo che l’audience del blog (close to half a million hits, specie considerando argomenti non direi proprio semplici) sia dovuta proprio a questo:
al meraviglioso mondo di Roma raccontato da un uomo medio in tutte le salse possibili, uno nato e vissuto quaggiù, ie a witness from right there.
ψ
Ringrazio con affetto tutti quelli che mi hanno seguito e che ho seguito nei loro blog.
Questo non è un addio, anzi [had to add this for the sake of clarity].
That the journey continue! I do love you ALL (and you know it damn!)
Man of Roma
Nota. Piazza Navona. Notizie storico-archeologiche in italiano e in inglese.
ψ
Post correlati (bilanci, audience, temi, man mano che il blog cresceva)
[Related posts (assessment, audience & themes as the blog progressed in time]
100 Posts. I’ll Celebrate My Own Way. 1
100 Posts. I’ll Celebrate My Own Way. 2
Merry Saturnalia! And a Roman New Blog (qui la versione italiana)
Un uomo di Roma
10 giu 2011 Lascia un commento
in humanitas, identità, Roma, romanità Etichette: identità, lingua franca, lingua inglese, Parigi, Parisii
Sono un romano. Alcuni dei miei antenati, diversi secoli fa, erano già romani. Dovrei quindi essere un romano vero, o quasi, visto che alcune dosi di sangue barbarico devono sicuramente scorrere nelle mie vene, forse germanico e gallo-ligure della regione alpina.
La mia lingua è l’italiano, idioma non troppo diverso dal latino parlato dalla gente comune al tempi del tardo Impero Romano.
Il motivo per cui mi sforzo di comunicare in questa lingua nordica – che non padroneggio del tutto e che, sebbene suoni un po’ fredda al mio cuore, considero non del tutto priva di fascino – è la varietà che mi eccita come una droga e l’essere un po’ stanco di parlare quasi esclusivamente con i miei connazionali, nella speranza che l’Inglese, lingua franca del mondo, permetta uno scambio più esteso di idee.
Perché questo blog
Un motivo, come ho detto, è la più ampia comunicazione. Ma cosa può un romano di oggi dire al mondo? Che frase enfatica, se non ci fosse il Web a renderla meno tale.
Sono sempre stato convinto che sia un grande privilegio essere nati e cresciuti quaggiù, un luogo talmente straordinario che qualcosa deve pur essere penetrato, qualcosa di peculiare e che valga la pena di trasmettere per poter, a nostra volta, ricevere.
Spero in interventi di occidentali e non occidentali, perché Roma e i romani hanno una natura mediatrice che proviene dal Mediterraneo. Roma per certi aspetti è più mediterranea che europea. Comunque, già universale all’epoca degli antichi Romani, essa continua ad esserlo come centro religioso, come La Mecca o Gerusalemme, per cui Roma va ben oltre l’Europa (*).
La religione non sarà comunque un argomento centrale (a parte le religioni antiche), perché ho un rispetto profondo per tutte le fedi ma personalmente non ne ho alcuna, essendo agnostico. Mi piace immaginarmi simile a quei Romani del passato che contavano principalmente sulla ragione e sulla conoscenza (per esempio i seguaci di Epicuro).
Tre ragioni d’unicità
Ere sono ormai trascorse da quando questa grande città non è più la capitale del mondo conosciuto, tale ruolo essendo oggi svolto da New York, o da Londra forse.
Roma è però unica in primo luogo perché “fra tutte le più grandi città del mondo antico – Ninive, Babilonia, Alessandria, Tiro, Atene, Cartagine, Antiochia – è la sola che abbia continuato ininterrottamente ad esistere, mai ridotta a villaggio semiabbandonato, anzi, trovandosi spesso al centro di avvenimenti di portata mondiale e pagandone altrettanto spesso il prezzo (**)”.
In secondo luogo, il che è ancora più importante, Roma è la città dell’anima (così l’hanno sentita Byron e Victor Hugo), è la città della nostra autentica anima occidentale, poiché l’Europa e l’Occidente sono stati plasmati qui e queste radici sono sacre – per me certamente, e credo e spero per la gran parte di noi.
Tali radici andrebbero riscoperte per una nuova apertura verso gli altri con nuovo spirito di humanitas e conciliazione (due componenti essenziali della mente romana eterna).
Dobbiamo insomma, tutti noi dell’Occidente, incoraggiare un atteggiamento nuovo che ci permetta di far fronte sia alla crisi attuale di valori sia ai cambiamenti radicali che si intravedono e che potrebbero causare il nostro rapido declino.
Infine Roma, la città eterna, è unica essendo anche una delle più belle città del mondo, se non la più bella.
Al di là delle testimonianze imperiali, anche vicoli e piazzette emanano una “sacra aura” che viene dai millenni e a cui la gente di tutto il mondo, in misura crescente, viene a porgere il suo tributo. La capitale dei nostri amati e civilizzati cugini francesi, Lutetia Parisiorum (così i Romani chiamavano Parigi, per i Parisii, una tribù dei galli Senoni) non era che un villaggio fino all’anno 1000 dopo Cristo. “Millesettecento anni meno di Roma. Si sentono, e si vedono (***)”.
Frammenti inviati in una bottiglia
Frammenti sparsi di un’identità speciale inseriti in una bottiglia e lanciati nel mare del Web: questa l’attività del blog.
Il latore del messaggio conta assai meno della grandezza della sorgente e di un ingrediente che lo stesso latore potrebbe, volente o nolente, possedere: l’esser cioè, chissà, una sorta di fossile vivente da un passato lontano che è morto, anche se stranamente è ancora vivo in molti noi italiani.
Ammettiamolo. In aree centrali e soprattutto meridionali del nostro paese vi sono abitudini e mentalità che lasciano perplessi non pochi stranieri, residui storici i cui svantaggi nei confronti della modernità sembrano evidenti. Si tratta solo di svantaggi?
In conclusione
Questo e tanti altri temi verranno discussi da un romano quasi 60enne le cui conoscenze si collocano a un livello intermedio, con interfacciamenti agli strati sia superiori che inferiori.
Egli cercherà di trasmettere qualcosa di utile agli altri avendo insegnato storia antica e letteratura per 16 anni per poi volgersi, negli ultimi 14 anni, all’ingegneria delle reti informatiche e alla formazione aziendale. Egli spera nell’opportunità offertagli da Internet di rispolverare gli interessi umanistici, il che può destare affanno con gli impegni e gli anni che avanzano, per non parlare della follia del doppio blog in inglese e in italiano.
Se non la profondità della conoscenza, egli potrebbe tuttavia godere di un plus (da dimostrare) rispetto a molti commentatori stranieri sia pur cresciuti in aree che un tempo erano parte dell’impero di Roma.
Il plus di esser un testimone di quaggiù. Il vantaggio di essere un uomo di Roma.
Man of Roma
[scritto il 7 settembre 2007, rivisto oggi 10 giugno 2011]
Il mio maestro
10 giu 2011 Lascia un commento
in filosofia, gioventù, maestro, pedagogia Etichette: fiume sacro, giovani, Magister, Roma, Rome, Tevere

Le mie idee [vedi l'originale in inglese] cominciarono a fermentare 35 anni fa, quando mi imbattei nella persona che nel blog del Man of Roma chiamo Magister, ovvero il mio caro maestro.
Aveva piovuto tutto il giorno. Roma ha uno strano odore quando piove. Ero andato casualmente nel centro culturale nel quale Magister era solito tenere conferenze, nei pressi del Tevere, il fiume sacro di Roma.
Già molto vecchio, capelli e barba bianchi, i suoi occhi erano attenti, penetranti. Nei ruggenti anni ’70 l’Italia era tutto un dibattito. Sto ascoltando The Dark Side of the Moon per cercare di ricreare l’atmosfera di quei giorni lontani.
Il maestro parlava a voce bassa per lo più e il silenzio degli ascoltatori era assoluto, a volte persino imbarazzante. Quando gli capitava di arrabbiarsi la voce si faceva potente, gli occhi scintillanti.
Non potrò mai dimenticarlo. Ero un brutto anatroccolo prima di conoscerlo. Non che egli abbia fatto di me un cigno (l’idea fa un po’ ridere) ma certo da lui ho ricevuto molto, l’insegnamento tra le altre cose della mente e della volontà come formidabili strumenti di libertà.
Chissà se sono stato un buon allievo. Lasciai casa in cerca di fortuna. Sfortunati i giovani che non incontrano maestri.
Non rivelerò la sua identità. Non che a lui importi, ormai non c’è più e i suoi resti stanno da qualche parte nella città eterna da lui così intensamente amata. Lo adoravo. E non fui il solo a piangere sulle sue ceneri. Ho dei motivi per non rivelarvi chi in realtà fosse, e vorrei qui solo ripetere che a lui devo veramente tanto, non ultimo quest’amore, curiosità o desiderio per la conoscenza – non so bene come dirlo -, questa sorta di “edonismo culturale” che tende ad auto-organizzarsi e che malgrado l’età continua a crescere invece di abbandonare il mio spirito.
Oltre a ciò, naturalmente, devo al Maestro il metodo dialettico utilizzato il più possibile in questo blog.
Ne riparleremo.
Pensare, scrivere, chiarificare:
lo sforzo di disporre i tuoi pensieri
in modo chiaro, ordinato, comprensibile.Così tanti anni or sono
il maestro consigliava
per la buona educazione della mente.
Maestro caro,
filosofo, scrittore, pedagogo …
[l'originale in inglese è migliore; il mio insignificante tributo al mio primo vero mentor:
Writing, thinking, clarifying,
striving to sort out thoughts
in ways so “clear and ordinate”
and comprehensible.This, many years ago, Magister counselled
for the good education of the mind.
Beloved Magister,
writer, philosopher, educator...]
ψ
[Scritto il 17 ottobre 2007. Rivisto oggi 10 giugno 2011]













